Dossier RomaEconomiaUrbana.it
A Roma una scuola non crolla mai all’improvviso. Prima arrivano le infiltrazioni. Poi l’intonaco che si gonfia. Poi il pannello che si stacca. Poi la segnalazione del dirigente. Poi il sopralluogo. Poi il cantiere, se ci sono i fondi. A volte, prima del cantiere, arriva il crollo.
Il vero stato dell’edilizia scolastica romana è tutto in questa sequenza: una città che oggi investe, apre cantieri, usa il PNRR e parla di “Scuole verdi”, ma lo fa dopo anni in cui la manutenzione ordinaria è rimasta troppo spesso la parte debole del sistema. La prova non è solo nella cronaca dei distacchi e delle evacuazioni. È nei numeri ufficiali: la Città Metropolitana di Roma Capitale dichiara un patrimonio di 350 plessi scolastici e, nel Documento Unico di Programmazione 2026-2028, scrive che sono state presentate 184 istanze di finanziamento sul portale ARES Lazio per circa 380 milioni di euro. Nello stesso documento, gli interventi PNRR sull’edilizia scolastica risultano 183, di cui 127 già conclusi, con termine di conclusione lavori fissato al 31 marzo 2026.
Questa è la tesi dell’inchiesta: Roma non ha soltanto scuole da riparare. Roma ha un debito manutentivo da rendere pubblico, misurabile e controllabile scuola per scuola.
I numeri che nessuno può più ignorare
Il caso romano si inserisce in un quadro nazionale fragile. Cittadinanzattiva, nel XXIII Rapporto sulla sicurezza a scuola, ha censito 71 crolli tra settembre 2024 e settembre 2025, in aumento rispetto ai 69 del periodo precedente; nello stesso passaggio segnala 78.365 infortuni occorsi nel 2024 a studenti e personale scolastico, certificati dall’INAIL. Il rapporto collega il rischio anche alla vetustà del patrimonio: il 49% degli edifici scolastici italiani è stato costruito prima del 1976, quindi prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica richiamata dal rapporto.
Legambiente, nel rapporto Ecosistema Scuola 2025, fotografa un’altra parte del problema: nel 2024 solo il 47% degli edifici scolastici analizzati dispone del certificato di agibilità, appena il 31,2% ha beneficiato di indagini diagnostiche sui solai negli ultimi cinque anni e solo il 10,9% ha ricevuto interventi di messa in sicurezza sui solai. La spesa media nazionale per manutenzione ordinaria è indicata in 8.338 euro per edificio, una cifra che dà la misura della distanza tra gestione quotidiana e bisogni reali di un patrimonio complesso.
Roma, quindi, non è un’eccezione. È il punto più esposto di un problema italiano: patrimonio vecchio, competenze divise, dati non sempre leggibili, interventi straordinari che arrivano dopo anni di manutenzione insufficiente.
La mappa delle competenze: chi deve fare cosa
La prima domanda di un’inchiesta seria non è “di chi è la colpa?”, ma chi aveva il dovere di intervenire.
Il dossier della Camera dei Deputati sulla sicurezza degli edifici scolastici ricorda che gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per la sicurezza degli edifici scolastici restano a carico dell’amministrazione tenuta alla fornitura e manutenzione dell’immobile. Il dirigente scolastico assolve l’obbligo richiedendo l’intervento all’amministrazione competente.
La stessa fonte ricorda che la legge 23/1996 attribuisce ai Comuni la realizzazione, fornitura e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici destinati a scuole materne, elementari e medie, mentre attribuisce alle Province quelli destinati alle scuole superiori. Nel quadro attuale, per Roma e provincia, il riferimento per le superiori è la Città Metropolitana.
Questo significa una cosa precisa: quando cade un controsoffitto, quando un’aula viene chiusa o quando un plesso diventa inagibile, la catena delle responsabilità non si esaurisce nella scuola. Va ricostruita lungo l’intera filiera: dirigente, Municipio, Roma Capitale, Città Metropolitana, uffici tecnici, Vigili del Fuoco, ASL, imprese, collaudi, bilanci, priorità politiche.
I casi concreti: Roma vista dal soffitto che cade

Questi casi non autorizzano a dire che “tutte le scuole romane sono pericolanti”. Sarebbe una forzatura. Autorizzano però una conclusione più solida: Roma ha bisogno di una mappa pubblica del rischio edilizio scolastico, aggiornata e comprensibile, perché gli episodi di cronaca dimostrano che il rischio esiste e si manifesta in luoghi ordinari della vita scolastica: aule, scale, corridoi, cortili.
Il caso Piaget-Diaz: la fotografia dell’emergenza
Il 17 ottobre 2025, all’Istituto superiore Diaz di via Diana, in zona Tuscolana, i Vigili del Fuoco hanno riferito il crollo di un controsoffitto con calcinacci caduti sulle scale dei vari piani. Gli studenti sono stati evacuati da una scala secondaria; non risultano feriti, ma alcuni ragazzi sono stati controllati dal 118 dopo aver respirato polveri. (RaiNews)
In un’inchiesta, questo caso non va trattato come “fortunatamente nessun ferito”. Va letto al contrario: perché un evento potenzialmente grave è avvenuto in orario scolastico, in un punto di passaggio, in un edificio frequentato da studenti?
Le domande da porre agli enti sono cinque:
quando è stata fatta l’ultima verifica su solai e controsoffitti;
se erano state inviate segnalazioni precedenti;
quali sopralluoghi erano stati effettuati;
se l’edificio aveva criticità note;
quali lavori erano programmati prima del crollo.
Senza queste risposte, la cronaca resta cronaca. Con queste risposte, diventa inchiesta.
Il caso Machiavelli: il problema non è il crollo, è il preavviso
Il Liceo Machiavelli è ancora più istruttivo. Secondo RaiNews, prima dell’episodio del dicembre 2023 si erano susseguiti piccoli crolli per settimane; poi una parte del soffitto di una classe è caduta addosso a due ragazze, con calcinacci sui banchi. La denuncia degli studenti riferiva anche che solo dopo il crollo la Città Metropolitana avrebbe deciso un sopralluogo. (RaiNews)
Questa è la frase chiave: dopo il crollo.
L’inchiesta deve spostare il baricentro dal danno al tempo amministrativo. Quanti giorni passano tra una segnalazione e un sopralluogo? Quanti tra il sopralluogo e l’intervento? Quanti interventi vengono classificati urgenti e poi rinviati? Quante scuole hanno spazi chiusi da mesi?
Il vero scandalo non è sempre l’evento. A volte è la lentezza del percorso che lo precede.
Il caso La Rustica: l’acqua come sintomo del fallimento manutentivo
Nel gennaio 2026, alla scuola dell’infanzia di via F. Turano, a La Rustica, la cronaca locale ha riferito infiltrazioni d’acqua, intervento di Polizia Locale e Vigili del Fuoco e successiva dichiarazione di inagibilità.
Le infiltrazioni sono il grande rimosso dell’edilizia scolastica. Non fanno lo stesso rumore di un controsoffitto che cade, ma spesso lo precedono. L’acqua entra dalle coperture, passa nei solai, deteriora intonaci, crea muffe, compromette ambienti, accelera corrosioni e costringe a chiudere aule o interi plessi.
La manutenzione ordinaria serve esattamente a questo: evitare che una guaina non rifatta diventi una scuola chiusa.
PNRR: la cura straordinaria che non può diventare l’alibi
Sul fronte degli investimenti, Roma e la Città Metropolitana non sono ferme. Il PNRR ha portato risorse importanti: Roma Capitale aveva comunicato che i fondi PNRR gestiti dalla Città Metropolitana, pari a 130 milioni di euro, erano stati tutti mandati a gara e aggiudicati entro aprile 2023 e ripartiti in 175 interventi di messa in sicurezza grave. (Comune di Roma)
Il dato aggiornato nel DUP metropolitano alza il perimetro a 183 interventi PNRR, con 127 già conclusi e termine lavori al 31 marzo 2026.
Questi numeri dimostrano che il cantiere pubblico esiste. Ma pongono anche una domanda politica: perché la messa in sicurezza ordinaria delle scuole ha avuto bisogno di un ciclo straordinario di fondi europei?
Il PNRR serve a recuperare ritardi, non a sostituire la manutenzione permanente. Se Roma non costruisce un modello annuale, verificabile e finanziato di manutenzione preventiva, rischia di spendere molto oggi e ritrovarsi domani con lo stesso problema.
Scuole verdi: sostenibili non significa automaticamente sicure
Il programma “Roma – Scuole verdi” è una delle operazioni più importanti in corso. Invitalia ha pubblicato una procedura da circa 200 milioni di euro per 111 edifici scolastici nei 15 Municipi romani, con obiettivi di risparmio energetico, riduzione delle emissioni e miglioramento del comfort.
Roma Capitale, nel settembre 2025, ha comunicato 21 cantieri attivi per la riqualificazione energetica delle scuole e l’obiettivo di arrivare a circa 50 scuole coinvolte entro il 2025.
È un intervento necessario. A Roma il comfort climatico non è più un tema accessorio: caldo estremo, isolamento, qualità dell’aria, efficienza degli impianti e consumi energetici incidono sulla didattica, sulla salute e sulla spesa pubblica.
Ma va detto chiaramente: efficientamento energetico e sicurezza strutturale non sono la stessa cosa. Una scuola può avere nuovi infissi, cappotto termico o condizionatori e continuare ad avere criticità su solai, antincendio, infiltrazioni, vie di fuga o vulnerabilità sismica.
La scuola del futuro deve essere verde. Ma prima ancora deve essere monitorata, certificata e sicura.
La cronaca giudiziaria: il precedente Darwin e il rischio penale
Per i casi romani esaminati, dalle fonti pubbliche consultate non emerge una mappa organica di eventuali fascicoli giudiziari, iscrizioni di responsabilità o procedimenti penali. Questo va detto, perché un’inchiesta seria non attribuisce responsabilità penali senza atti.
Ma il precedente nazionale che pesa su ogni crollo scolastico è il Liceo Darwin di Rivoli. Nel 2008 il crollo di un controsoffitto causò la morte dello studente Vito Scafidi e il ferimento di altri ragazzi; la Cassazione confermò le condanne relative a funzionari della Provincia e insegnanti con ruoli di responsabilità nella sicurezza.
Quel precedente insegna che, quando una scuola cade, la domanda giudiziaria non riguarda soltanto il momento del cedimento. Riguarda la catena precedente: controlli, segnalazioni, ispezioni, manutenzioni, omissioni, poteri di spesa, conoscibilità del rischio.
Per RomaEconomiaUrbana.it la pista giornalistica è netta: non cercare colpevoli a priori, ma documenti.
Il conto pubblico: 380 milioni non sono una cifra, sono un sintomo
Il dato più importante resta quello della Città Metropolitana: 184 istanze ARES per circa 380 milioni di euro. Il documento specifica che tali richieste sono finalizzate a ottenere nuovi finanziamenti per l’edilizia scolastica e che, se approvate, potranno finanziare gli interventi delle prossime annualità.
Nel medesimo quadro programmatico, per la direzione “Politiche educative: edilizia scolastica”, il DUP indica risorse pari a circa 175,67 milioni nel 2025, 54,4 milioni nel 2026, 44,9 milioni nel 2027 e 42,2 milioni nel 2028.
Questi numeri non vanno letti come “spesa abbondante”. Vanno letti come prova dell’arretrato. Se servono ancora centinaia di milioni tra PNRR, Scuole verdi, nuove istanze ARES e bilanci ordinari, significa che la scuola romana è una delle grandi infrastrutture pubbliche da rigenerare.
Non è una voce minore. È economia urbana pura: patrimonio immobiliare pubblico, appalti, energia, sicurezza, diritto allo studio, quartieri, lavoro, famiglie.
La parte nascosta: i dati ci sono, ma non arrivano ai cittadini
Il Ministero dell’Istruzione pubblica dataset sull’edilizia scolastica, inclusi certificato di agibilità, collaudo statico, prevenzione incendi, documento di valutazione del rischio e piano di emergenza. Il portale precisa che i dati sono caricati dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici scolastici.
Questo è un punto decisivo. Il problema non è soltanto produrre dati. È renderli leggibili.
Una famiglia romana dovrebbe poter conoscere, per ogni scuola:
-
agibilità;
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collaudo statico;
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certificato prevenzione incendi;
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ultima verifica su solai e controsoffitti;
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segnalazioni aperte;
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interventi programmati;
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fondi stanziati;
-
impresa affidataria;
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stato del cantiere;
-
responsabile del procedimento;
-
data prevista di chiusura lavori.
Se questi dati non sono pubblici in forma semplice, il cittadino scopre lo stato della scuola solo quando compare la transenna.
Le 20 domande di Roma Economia Urbana
A Roma Capitale, Città Metropolitana, Municipi competenti e, dove necessario, Vigili del Fuoco e ASL, vanno inviate richieste di accesso agli atti su questi punti:
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elenco degli edifici scolastici privi di certificato di agibilità;
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elenco degli edifici privi di certificato prevenzione incendi;
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elenco degli edifici privi di collaudo statico aggiornato;
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data dell’ultima verifica su solai e controsoffitti per ogni scuola;
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segnalazioni dei dirigenti scolastici dal 2020 a oggi;
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segnalazioni relative a infiltrazioni;
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segnalazioni relative a distacchi di intonaco o controsoffitti;
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verbali di sopralluogo successivi alle segnalazioni;
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tempi medi di risposta alle richieste delle scuole;
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scuole con aule, palestre, bagni, cortili o piani chiusi;
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scuole dichiarate parzialmente o totalmente inagibili dal 2020;
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interventi programmati e non ancora finanziati;
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interventi finanziati e non ancora avviati;
-
elenco dei cantieri PNRR con stato avanzamento lavori;
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elenco dei cantieri Scuole verdi con stato avanzamento lavori;
-
imprese affidatarie, importi, ribassi e varianti;
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certificati di regolare esecuzione e collaudi dei lavori conclusi;
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eventuali comunicazioni a Procura, Prefettura o autorità di vigilanza;
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importi spesi per manutenzione ordinaria per scuola;
-
importi spesi per manutenzione straordinaria per scuola.
Le dieci verità dell’inchiesta
Prima verità: Roma sta investendo, ma gli investimenti arrivano dopo un arretrato lungo.
Seconda verità: il PNRR è fondamentale, ma non può sostituire la manutenzione ordinaria.
Terza verità: i casi di crollo e infiltrazione non bastano da soli a descrivere tutto il patrimonio, ma dimostrano che il rischio è concreto.
Quarta verità: il problema non è solo la sicurezza strutturale, ma la conoscibilità pubblica dello stato degli edifici.
Quinta verità: il dirigente scolastico segnala, ma il potere di spesa è degli enti proprietari o competenti.
Sesta verità: Scuole verdi è un programma necessario, ma sostenibilità energetica e sicurezza edilizia devono essere integrate.
Settima verità: 380 milioni di richieste ARES indicano un fabbisogno ancora enorme.
Ottava verità: le infiltrazioni sono il primo allarme, non un disagio minore.
Nona verità: senza una mappa scuola per scuola, le famiglie non possono controllare davvero.
Decima verità: la sicurezza scolastica non si misura dai crolli avvenuti, ma da quelli evitati.
La scuola è la prima infrastruttura della città
Roma parla di metropolitane, stadi, grandi eventi, turismo, Giubileo, rigenerazione urbana e attrazione degli investimenti. Ma la prima infrastruttura della città resta la scuola.
Una scuola sicura vale più di un edificio riparato.
Vale continuità didattica.
Vale fiducia pubblica.
Vale minori costi futuri.
Vale salute.
Vale quartiere.
Vale capitale umano.
Il vero stato dell’edilizia scolastica romana non è raccontato soltanto dai controsoffitti caduti. È raccontato dai fondi necessari, dai cantieri aperti, dalle richieste di finanziamento, dalle certificazioni da verificare, dalle segnalazioni da leggere, dai sopralluoghi da pubblicare.
La domanda finale non è se Roma stia spendendo. Roma sta spendendo.
La domanda vera è un’altra: perché è stato necessario arrivare a crolli, infiltrazioni, emergenze e centinaia di milioni di richieste per ricordare che la scuola pubblica è il primo edificio della città?
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