Municipio I, la città consumata: chi guadagna dal centro e chi paga per pulirlo?
Rifiuti, pulizia, cestini, movida, affitti brevi, locali, grandi eventi e responsabilità. Dopo la casa trasformata in ricettività, la strada occupata dai tavolini, la notte diventata rumore e la mobilità bloccata, il quinto fronte della città temporanea è ciò che resta a terra: il consumo urbano produce valore, ma lascia alla città il conto materiale.
Questo dossier pone una domanda concreta: chi guadagna dal consumo del centro e chi paga per pulirlo?
Perché il centro di Roma non viene solo visitato. Viene usato.
Viene attraversato da milioni di persone, servito da bar e ristoranti, alimentato da consegne, occupato da tavolini, percorso da turisti, abitato da residenti, caricato di eventi, riempito e svuotato ogni giorno. Tutto questo produce valore economico, rendita immobiliare, fatturato, imposte, contributo di soggiorno, lavoro, attrattività internazionale.
Ma produce anche bottiglie, cartoni, sacchi, imballaggi, bicchieri, mozziconi, residui alimentari, rifiuti da asporto, scarti dei locali, scarti delle case vacanza, rifiuti degli uffici, rifiuti dei mercati, rifiuti dei grandi flussi, rifiuti della notte.
La città temporanea produce rifiuti permanenti.
E quei rifiuti non sono neutri. Raccontano chi consuma, chi incassa, chi scarica, chi raccoglie, chi paga, chi subisce.
Il tema, dunque, non è soltanto AMA. Non è soltanto il cassonetto pieno. Non è soltanto il cestino che trabocca. È il rapporto tra uso intensivo della città e responsabilità proporzionata.
La domanda del dossier è questa: il Municipio I è pulito abbastanza per chi lo visita o abitabile abbastanza per chi ci vive?
Il paradosso del centro: tutto si vede, ma non tutto si misura
Nel Municipio I il rifiuto non è mai solo rifiuto.
Un sacco lasciato accanto a un cassonetto vicino al Pantheon non pesa come lo stesso sacco in una strada qualunque. Una bottiglia abbandonata a Trastevere non è solo degrado: è il residuo di una notte. Un cestino pieno a San Pietro non è solo disservizio: è il segnale di un flusso che supera la capacità ordinaria del luogo. Un imballaggio lasciato fuori da un locale a Campo de’ Fiori non è solo scarsa cura: è la traccia materiale di un’economia della somministrazione e del consumo.
Nel centro storico tutto è più visibile, ma tutto è anche più fragile. Le strade sono strette, gli spazi di raccolta sono limitati, i percorsi di spazzamento sono complessi, i mezzi non entrano ovunque, i flussi cambiano per orario, stagione, turismo, movida, cantieri, eventi, celebrazioni religiose, manifestazioni, mercati e affitti brevi.
Il residente vede il rifiuto al mattino.
Il turista lo incrocia per un’ora.
L’esercente lo considera parte della gestione.
AMA deve rimuoverlo.
Il Comune deve governarlo.
La politica lo commenta.
La città lo assorbe.
Ma il punto è che non tutti contribuiscono allo stesso modo al carico urbano.
C’è il rifiuto ordinario di chi vive.
C’è il rifiuto commerciale di chi vende.
C’è il rifiuto turistico di chi passa.
C’è il rifiuto notturno di chi consuma.
C’è il rifiuto degli eventi.
C’è il rifiuto degli affitti brevi.
C’è il rifiuto delle economie da asporto.
C’è il rifiuto degli uffici.
Se tutto finisce nello stesso racconto — “Roma è sporca” — allora nessuno risponde davvero.
Il giudizio dei cittadini: il problema resta
L’indagine ACoS 2025 sulla qualità della vita e dei servizi pubblici locali a Roma registra un miglioramento tendenziale della soddisfazione generale, ma segnala che pulizia delle strade e raccolta dei rifiuti continuano a essere percepite come servizi non pienamente soddisfacenti. Il rapporto evidenzia anche che i servizi di igiene urbana migliorano lentamente, con una dinamica più favorevole per la raccolta dei rifiuti rispetto alla pulizia stradale. (Comune di Roma)
Questo è il punto: il problema non è più soltanto la Roma dell’emergenza permanente raccontata per immagini. È una criticità che può migliorare e restare, nello stesso tempo, insufficiente rispetto alla pressione reale della città.
Nel Municipio I questo vale più che altrove, perché la domanda di pulizia non è proporzionata solo ai residenti. È proporzionata a chi usa il centro: turisti, lavoratori, pellegrini, clienti dei locali, partecipanti a eventi, visitatori giornalieri, ospiti di affitti brevi, consumatori della notte.
La pulizia del centro non può essere calibrata sulla città anagrafica. Deve essere calibrata sulla città effettiva.
Cestini e cestoni: infrastruttura utile, ma non risposta sufficiente
Roma Capitale ha risposto anche con una nuova infrastruttura minuta: cestini e cestoni.
Nel 2024 il Campidoglio ha annunciato il posizionamento di 1.600 cestoni smart autocompattanti, aggiuntivi rispetto ai circa 18.000 nuovi cestini da passeggio “Cestò”. Alla data della comunicazione ufficiale, oltre 9.500 Cestò erano già stati posizionati in città. (Comune di Roma)
È una risposta importante. Nel centro storico il cestino non è arredo urbano. È presidio. Serve a intercettare il consumo veloce, il turismo pedonale, la bottiglietta, il bicchiere, il cartoccio, il rifiuto da passaggio.
Ma anche qui la domanda è concreta: il problema è il numero dei cestini o il modello di consumo che li riempie?
Se una piazza produce rifiuti ogni sera in quantità superiore alla sua capacità ordinaria, aggiungere contenitori può aiutare, ma non basta. Serve sapere dove si riempiono, quando si riempiono, chi produce quel carico, quanto tempo passa prima dello svuotamento, chi controlla gli abbandoni intorno, quali attività generano più residui, quali aree saturano prima.
Un cestino intelligente segnala quando è pieno.
Ma non dice da solo perché quella piazza produce così tanti scarti.
Mezzi, investimenti e prova della strada
Roma Capitale ha annunciato anche investimenti sulla capacità operativa di AMA: il piano comunicato nel dicembre 2024 prevedeva l’acquisto, entro febbraio 2025, di 238 nuovi mezzi, tra compattatori bilaterali, macchine madri, spazzatrici e mezzi per il lavaggio stradale; sul fronte dei contenitori, risultava in corso l’acquisto di quasi 9.000 tra cestini smart, cestoni gettacarte e contenitori da 2.400 litri. (Comune di Roma)
La direzione è chiara: più mezzi, più contenitori, più capacità.
Ma la pulizia non si misura nel numero dei mezzi acquistati. Si misura nel tempo che passa tra produzione dello scarto e rimozione. Si misura nelle strade dove il cestino trabocca, nei mercati dopo la chiusura, nelle piazze dopo la notte, nelle aree monumentali dopo i flussi, nei vicoli dove il mezzo non entra facilmente, nei sacchi fuori orario, nei rifiuti commerciali non gestiti.
La domanda politica è: Roma sta aumentando la capacità del servizio o sta rincorrendo un modello urbano che produce sempre più rifiuti?
Sono due cose diverse.
Aumentare i mezzi è necessario.
Governare la produzione del rifiuto è un’altra partita.
Grandi eventi: quando Roma dimostra che può farcela
Il Giubileo ha mostrato che Roma è capace di mobilitare risorse straordinarie quando la pressione è prevista, concentrata e politicamente prioritaria.
AMA ha comunicato, per il Giubileo degli Adolescenti, un presidio straordinario nell’area della Basilica di Santa Maria Maggiore e nel quadrante di Piazza San Pietro, con 400 operatori e 150 mezzi dedicati per pulizia, raccolta dei rifiuti e ripristino del decoro urbano. (AMA S.p.A.)
Questo dato va letto bene.
Quando il flusso è programmato, la macchina si rafforza. Quando l’evento è eccezionale, si mobilitano operatori, mezzi, turni, presidi, comunicazione. Quando l’area è simbolica — San Pietro, Santa Maria Maggiore — il livello di attenzione cresce.
Ma nel Municipio I molti flussi non sono più eccezionali. Sono ordinari.
San Pietro non è sotto pressione solo nei grandi eventi.
Trastevere non produce rifiuti solo in una notte speciale.
Campo de’ Fiori non cambia volto solo in occasione di una celebrazione.
Termini ed Esquilino non attendono il Giubileo per essere saturi.
Il Pantheon non è attraversato dai visitatori solo in alta stagione.
La domanda è politica: quando una pressione straordinaria diventa quotidiana, il presidio resta straordinario o diventa ordinario?
La notte lascia il conto al mattino
Il terzo dossier raccontava la città insonne. Questo ne racconta il mattino dopo.
La movida produce rumore, ma produce anche scarti: bottiglie, bicchieri, cartoni, contenitori da asporto, mozziconi, sacchi lasciati fuori orario, residui alimentari, rifiuti intorno ai cestini.
A febbraio 2026, secondo Agenzia Nova, la Polizia Locale ha effettuato oltre 700 controlli nelle aree della movida, con più di 120 irregolarità; tra le violazioni rilevate figuravano anomalie igienico-sanitarie, somministrazione abusiva, errata gestione dei rifiuti, occupazioni abusive di suolo pubblico, musica ad alto volume e disturbo della quiete pubblica. (Agenzia Nova)
Questo dato lega insieme tutti i dossier precedenti.
La movida produce rumore.
I dehors occupano spazio.
Le attività producono rifiuti.
La mobilità porta flussi e consegne.
Gli affitti brevi aumentano presenze temporanee.
La mattina il residuo resta alla città.
Il rifiuto è la prova materiale della città consumata.
Trastevere: la notte che resta sui marciapiedi
Trastevere è uno dei luoghi in cui il problema diventa più visibile.
Piazza Trilussa, Santa Maria in Trastevere, San Cosimato, Ponte Sisto, via della Lungaretta, via del Moro, via della Scala: la geografia del consumo notturno produce una geografia del rifiuto mattutino.
Il problema non è solo svuotare cestini. È impedire che il rione funzioni come un locale diffuso senza responsabilità diffusa.
Se il consumo avviene dentro un locale, c’è un perimetro, un gestore, una raccolta, un controllo. Se il consumo si sposta su gradini, piazze, fontane, ponti e marciapiedi, la responsabilità si dissolve.
Chi risponde della bottiglia lasciata a terra?
Chi risponde del bicchiere rotto?
Chi risponde del sacco fuori orario?
Chi risponde del cestino che trabocca?
Chi risponde del portone trasformato in punto d’appoggio?
Trastevere mostra il conflitto più netto: un rione può essere pieno ogni sera e apparire vuoto di responsabilità il mattino dopo.
Campo de’ Fiori: mercato di giorno, consumo di notte
Campo de’ Fiori vive una doppia pressione.
La mattina è mercato, logistica, cassette, imballaggi, pulizia, turismo. La sera è ristorazione, alcol, piazza, flussi, presidio, residui della notte. Poche aree di Roma cambiano funzione così radicalmente dentro la stessa giornata.
Qui il rifiuto non ha un’unica origine. Può arrivare dal mercato, dai locali, dal consumo da asporto, dai turisti, dai residenti, dai passanti, dai fornitori. Proprio per questo serve una lettura più precisa.
La domanda non è se Campo de’ Fiori sia “pulita” o “sporca”. La domanda è se il sistema riesca a reggere due città nello stesso spazio: la città del mercato e la città della notte.
Quando le funzioni si sommano, i rifiuti non si sommano soltanto. Si stratificano.
Prati, Borgo e Vaticano: il costo materiale dei grandi flussi
Prati, Borgo e Vaticano concentrano una forma specifica di pressione: turismo religioso, istituzionale e internazionale.
San Pietro, via della Conciliazione, piazza Risorgimento, via Ottaviano, Borgo Pio, Lungotevere, Castel Sant’Angelo: qui il flusso può essere ordinato ma enorme. Pellegrini, gruppi organizzati, bus turistici, guide, bar, ristorazione, souvenir, consumi veloci, bottigliette, confezioni, imballaggi.
Il presidio straordinario AMA per il Giubileo ha riguardato proprio il quadrante di Piazza San Pietro, confermando che l’area richiede capacità operativa aggiuntiva quando il flusso cresce. (AMA S.p.A.)
Il problema è che il turismo religioso non è episodico. Il Giubileo amplifica, ma non crea da zero il fenomeno. Il Vaticano richiama visitatori ogni giorno.
La domanda resta la stessa: la pulizia è dimensionata sull’evento o sulla pressione permanente?
Esquilino, Termini e Santa Maria Maggiore: pulizia come presidio sociale
All’Esquilino il rifiuto ha un altro significato.
Qui non c’è solo turismo. Ci sono stazione, commercio, marginalità, mercati, residenza, multiculturalità, flussi religiosi, transito quotidiano e pressione sociale. L’area di Santa Maria Maggiore è stata inserita nei presidi straordinari per gli eventi giubilari, insieme al quadrante di Piazza San Pietro. (AMA S.p.A.)
In quest’area la pulizia non è solo decoro. È presidio.
Una strada pulita comunica presenza pubblica. Una strada abbandonata comunica arretramento. Il cassonetto pieno, il sacco fuori posto, il marciapiede sporco, il cestino rotto o traboccante diventano segnali di governo o non governo.
All’Esquilino il tema non può essere letto solo in chiave estetica. È sicurezza urbana, dignità del commercio regolare, tutela dei residenti, gestione dei flussi, contrasto all’abbandono.
Il decoro, qui, non è maquillage. È infrastruttura sociale.
Monti e Testaccio: quando il quartiere abitato produce picchi da città turistica
Testaccio e Monti mostrano due varianti della stessa tensione.
A Testaccio la dimensione residenziale convive con ristorazione, mercato, consumo serale, Monte dei Cocci, ex Mattatoio, aree di socialità. A Monti la vita di quartiere convive con turismo, locali, strade strette, botteghe, affitti brevi e ristorazione.
In entrambi i casi il rifiuto non è solo una questione di raccolta. È il risultato di un equilibrio sempre più fragile tra residenza e consumo.
Un quartiere vissuto produce rifiuti ordinari.
Un quartiere consumato produce picchi.
Un quartiere turistico produce rifiuti intermittenti.
Un quartiere con movida produce residui notturni.
Un quartiere con molti locali produce imballaggi, vetro, organico, cartoni, forniture.
La pulizia urbana non può ragionare per medie. Deve ragionare per picchi.
Dove si sporca?
Quando si sporca?
Perché si sporca?
Chi produce il carico?
Chi paga il presidio?
Affitti brevi: l’impatto quasi invisibile sui rifiuti
Gli affitti brevi sono stati al centro del primo dossier. Ma il loro impatto non finisce nella casa.
Un appartamento turistico produce rifiuti in modo diverso da una famiglia residente. Chi arriva per due giorni non conosce sempre regole, giorni, orari, differenziata, postazioni, responsabilità condominiali. Può lasciare sacchi nel momento sbagliato, usare cassonetti impropri, produrre più imballaggi da consumo veloce, affidarsi a gestori esterni che organizzano pulizie e cambi biancheria.
Il problema non è il singolo ospite. È la scala.
Se pochi appartamenti turistici sbagliano, il sistema regge. Se un intero isolato aumenta le presenze temporanee, l’impatto cambia.
La città temporanea non consuma come la città residente.
Non produce gli stessi rifiuti.
Non rispetta automaticamente le stesse abitudini.
Non ha lo stesso rapporto con il condominio e con la strada.
Per questo il dossier sui rifiuti è anche un dossier sugli affitti brevi.
Locali, minimarket, take away: dove finisce la responsabilità?
Bar, ristoranti, minimarket, take away, mercati, hotel, case vacanza, negozi e uffici producono rifiuti diversi, con orari diversi e responsabilità diverse.
Il problema non è l’attività economica. Il problema è il confine tra gestione privata e impatto pubblico.
Se un’attività produce imballaggi, deve smaltirli correttamente.
Se un locale serve consumo da asporto, deve considerare l’effetto sulla strada.
Se una casa vacanza moltiplica presenze temporanee, deve istruire e governare i propri ospiti.
Se una piazza vive di consumo serale, deve avere un presidio di raccolta coerente con quella funzione.
Se un mercato produce scarti, deve essere gestito come parte del metabolismo urbano.
La città non può essere trattata come il retrobottega di tutte le economie che la usano.
Il costo del consumo non può essere scaricato sul marciapiede.
Campidoglio e AMA: la prova non è l’annuncio, è il tempo di rimozione
La linea del Campidoglio punta su nuovi contenitori, cestoni smart, nuovi mezzi e rafforzamento dei servizi. La linea di AMA, nei grandi eventi, dimostra capacità di mobilitazione straordinaria quando il flusso è previsto e politicamente centrale. (Comune di Roma)
Ma il cittadino non misura il servizio dal comunicato.
Lo misura dal marciapiede.
Quanti minuti resta pieno un cestino a Trastevere il sabato notte?
Quanto tempo passa prima che Campo de’ Fiori torni piazza dopo essere stata mercato e poi luogo di consumo?
Quante ore restano i sacchi accanto ai cassonetti nei vicoli del centro?
Quante volte viene lavata una strada sottoposta a consumo serale?
Quanti conferimenti errati vengono sanzionati?
Quanti esercizi recidivi vengono controllati?
Quanti gestori di case vacanza informano correttamente gli ospiti?
La qualità della pulizia non è solo quantità di mezzi. È tempo di risposta, prevenzione, controllo, presidio e responsabilità.
Le opposizioni: non basta dire “Roma è sporca”
Sul tema rifiuti, l’opposizione ha una strada facile: dire che Roma è sporca.
È una frase che spesso trova consenso immediato, perché tutti hanno visto un cassonetto pieno, una strada non spazzata, un cestino traboccante, un sacco abbandonato.
Ma un dossier deve andare oltre.
Le opposizioni sono favorevoli a pubblicare dati per rione sulla frequenza di svuotamento dei cestini? Sono favorevoli a distinguere rifiuti domestici, commerciali, turistici e da movida? Sono favorevoli a controlli più severi sugli abbandoni fuori orario da parte delle attività? Sono favorevoli a far pagare di più chi produce più carico urbano? Sono favorevoli a piani specifici per le aree ad alta densità di affitti brevi? Sono favorevoli a presidi notturni e mattutini stabili nelle piazze della movida? Sono favorevoli a sanzioni effettive per chi scarica il costo privato sulla strada?
“Roma è sporca” è uno slogan.
“Chi produce il rifiuto e chi paga per rimuoverlo?” è una domanda politica.
Nel Municipio I questa domanda non può più essere evitata.
Il punto cieco: i dati che servono
Il centro storico non può essere governato solo con fotografie di degrado.
Quanti svuotamenti giornalieri vengono effettuati nei cestini del Municipio I?
Quali cestini si riempiono più spesso?
In quali strade si accumulano più segnalazioni?
Quanti rifiuti vengono raccolti nei quadranti di Trastevere, Campo de’ Fiori, Prati, Vaticano, Esquilino, Monti e Testaccio?
Quanti interventi straordinari vengono attivati dopo weekend, eventi, manifestazioni, partite, concerti, festività religiose?
Quante sanzioni riguardano abbandono di rifiuti, errato conferimento, sacchi fuori orario, utenze commerciali irregolari?
Qual è la quota di rifiuti prodotta da utenze domestiche, non domestiche, commerciali, turistiche e da somministrazione?
Quante case vacanza ricevono istruzioni controllabili sulla raccolta differenziata?
Quanti controlli vengono effettuati nei condomini ad alta presenza di affitti brevi?
Quanti cestini smart segnalano saturazione ricorrente e in quali orari?
Senza questi dati, il rifiuto resta immagine.
Con questi dati, diventa responsabilità.
Il rifiuto come impronta della città temporanea
Ogni dossier della serie racconta una trasformazione. Questo ne mostra l’impronta materiale.
Gli affitti brevi lasciano sacchi e imballaggi.
I dehors producono vetro, organico, cartoni.
La movida lascia bottiglie, bicchieri, residui, rumore che diventa sporco.
La mobilità porta consegne, packaging, carichi e scarichi.
Il turismo produce consumo veloce.
I grandi eventi producono picchi.
La residenza produce rifiuti ordinari.
Il centro storico deve assorbire tutto.
Il rifiuto è democratico solo in apparenza. Tutti ne producono. Ma non tutti ne producono nella stessa misura, negli stessi luoghi, negli stessi orari, con gli stessi profitti e le stesse responsabilità.
La vera domanda non è chi sporca.
La vera domanda è quale modello di città produce più scarti di quanti riesca a governare.
La città pulita non è solo una città spazzata
Una città pulita non è semplicemente una città dove qualcuno passa dopo.
È una città in cui le funzioni sono governate prima.
Dove gli affitti brevi informano gli ospiti.
Dove i locali rispettano orari e conferimenti.
Dove i mercati hanno filiere di raccolta chiare.
Dove le piazze della movida hanno presidi proporzionati.
Dove i grandi eventi non lasciano il costo ai residenti.
Dove i cestini sono collocati in base ai flussi reali.
Dove il commercio da asporto non trasferisce tutto sulla strada.
Dove le sanzioni non sono episodiche.
Dove i dati sono pubblici.
Dove il cittadino può distinguere tra disservizio, abuso e pressione eccessiva.
Il decoro non è il contrario dello sporco. È la capacità della città di non scaricare sui residenti il costo del suo consumo.
La domanda finale
Il primo dossier chiedeva se il centro storico fosse ancora abitato.
Il secondo chiedeva se fosse ancora attraversabile.
Il terzo chiedeva se fosse ancora dormibile.
Il quarto chiedeva se fosse ancora governabile.
Il quinto chiede se sia ancora sostenibile.
Perché una città che accoglie milioni di persone, moltiplica affitti brevi, allarga tavolini, alimenta movida, concentra eventi, riceve pellegrini, serve turisti, ospita uffici, mercati, ristorazione e residenza, deve misurare non solo il valore prodotto, ma anche il residuo lasciato.
Il centro storico non è sporco per destino. È sotto pressione perché troppe funzioni lo usano senza una responsabilità proporzionata.
Roma non deve scegliere tra pulizia e vitalità. Deve scegliere se chi consuma la città deve contribuire anche a mantenerla.
Una città non è pulita quando nessuno sporca.
È pulita quando nessuno può scaricare sugli altri il costo di ciò che produce.
Nel Municipio I, la domanda finale è la più concreta di tutte:
chi paga il costo materiale della città temporanea?
Box documentale — I numeri e gli atti chiave
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Indicatore |
Dato |
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Valutazione ACoS 2025 su igiene urbana |
miglioramento lento, ma pulizia strade e raccolta rifiuti non pienamente soddisfacenti |
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Cestoni smart autocompattanti annunciati da Roma Capitale |
1.600 |
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Nuovi cestini da passeggio “Cestò” previsti |
circa 18.000 |
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Cestò già posizionati alla data dell’annuncio 2024 |
oltre 9.500 |
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Nuovi mezzi AMA previsti entro febbraio 2025 |
238 |
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Nuovi contenitori/cestini/cestoni in acquisto |
quasi 9.000 |
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Presidio AMA per Giubileo degli Adolescenti |
400 operatori e 150 mezzi |
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Controlli movida febbraio 2026 |
oltre 700 |
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Irregolarità movida febbraio 2026 |
oltre 120 |
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Irregolarità rilevate nei controlli |
rifiuti, igiene, somministrazione abusiva, OSP abusive, musica alta, disturbo quiete |
Box politico — Le posizioni in campo
Giunta Capitolina
Punta su nuovi contenitori, cestoni smart, nuovi mezzi e rafforzamento dei servizi. La linea è aumentare capacità operativa e infrastruttura di raccolta; la prova resta però la qualità ordinaria nelle strade del Municipio I. (Comune di Roma)
AMA
Gestisce pulizia, raccolta, presidio dei grandi eventi e interventi rafforzati nei quadranti sensibili. Il Giubileo ha mostrato capacità di mobilitazione straordinaria con operatori e mezzi dedicati nelle aree San Pietro e Santa Maria Maggiore. (AMA S.p.A.)
Residenti
Subiscono il residuo materiale della città consumata: rifiuti da movida, cestini pieni, sacchi fuori orario, errati conferimenti, odori, vetro, imballaggi, degrado mattutino e perdita di qualità dell’abitare.
Categorie economiche
Bar, ristoranti, minimarket, mercati, hotel, affitti brevi e attività turistiche producono valore ma anche carico urbano. La distinzione decisiva è tra attività regolari, conferimenti corretti, abusi e costi scaricati sullo spazio pubblico.
Opposizioni
Il terreno politico non è limitarsi a dire “Roma è sporca”, ma assumere una posizione concreta su dati pubblici, sanzioni, controlli, responsabilità delle utenze commerciali, gestione degli affitti brevi, presidi nelle aree della movida e costi del turismo.
Box territoriale — Le aree critiche
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Area |
Nodo urbano |
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Trastevere |
Rifiuti della movida, bottiglie, consumo in piazza, residui mattutini |
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Campo de’ Fiori |
Doppia pressione: mercato di giorno, consumo serale e notturno |
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Prati / Borgo / Vaticano |
Turismo religioso, pellegrini, grandi flussi, cestini e pulizia intensiva |
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Esquilino / Termini / Santa Maria Maggiore |
Flussi, marginalità, stazione, presidio sociale, grandi eventi religiosi |
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Monti |
Turismo, locali, strade strette, affitti brevi, rifiuti da consumo veloce |
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Testaccio |
Residenza, ristorazione, mercato, consumo serale e raccolta ordinaria |
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Pantheon / Navona / Fori |
Alta pressione turistica, cestini, decoro monumentale, flussi continui |
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Per leggere tutti gli approfondimenti dedicati al territorio, consulta la pagina con i dossier del Municipio I – Centro Storico e Prati.