Questo dossier pone la domanda più difficile: il centro di Roma è ancora capace di convivere?
Perché nel Municipio I la sicurezza non è mai una parola semplice.
Non è solo pattuglie.
Non è solo telecamere.
Non è solo arresti.
Non è solo ordinanze.
Non è solo degrado.
Non è solo percezione.
Non è solo marginalità.
È tutto questo insieme, dentro il territorio più esposto della Capitale: Termini, Esquilino, Piazza Vittorio, via Giolitti, via Marsala, via Principe Amedeo, via La Marmora, Santa Maria Maggiore, Colle Oppio, Trastevere, Campo de’ Fiori, Monti, Testaccio, Prati, Borgo, Vaticano.
Nel Municipio I sicurezza significa convivere con turisti, pendolari, pellegrini, residenti, lavoratori, persone senza dimora, venditori abusivi, locali, mercati, stazioni, uffici, ambasciate, monumenti, grandi eventi, fragilità sociali e reati predatori.
La domanda del dossier è questa: Roma vuole governare la sicurezza o limitarsi a spostare il problema da una strada all’altra?
Il cuore del problema: fragilità e illegalità non sono la stessa cosa
Il dibattito pubblico sbaglia spesso perché semplifica.
Da una parte c’è chi chiama “degrado” tutto ciò che è povertà, marginalità, disagio psichico, dipendenza, solitudine, vita di strada. Dall’altra c’è chi riduce ogni allarme a percezione, come se furti, aggressioni, spaccio, molestie, occupazioni improprie, risse, intimidazioni e illegalità diffusa non incidessero davvero sulla vita quotidiana.
Entrambe le letture sono insufficienti.
Una persona senza dimora non è un problema di sicurezza solo perché è visibile.
Una persona fragile non può essere trattata come arredo urbano da rimuovere.
Un residente che ha paura non può essere accusato automaticamente di intolleranza.
Un commerciante che subisce furti o molestie non può essere lasciato solo.
Una piazza con spaccio, risse e bivacchi non può essere liquidata come normale complessità urbana.
Una stazione internazionale non può diventare zona franca.
La sicurezza urbana vera comincia quando si distinguono i fenomeni.
Povertà non è criminalità.
Marginalità non è illegalità.
Disagio non è automaticamente pericolo.
Ma illegalità, aggressività, spaccio, molestie, reati predatori e occupazione violenta dello spazio pubblico sono problemi reali.
La città fragile è proprio questa: il luogo in cui fragilità sociale e insicurezza urbana si toccano, ma non coincidono.
Termini ed Esquilino: la porta d’ingresso della Capitale
Ogni città ha luoghi che concentrano problemi più grandi di loro.
A Roma uno di questi luoghi è l’asse Termini-Esquilino.
Termini non è solo una stazione. È una porta d’ingresso, un nodo ferroviario, un terminal turistico, un luogo di lavoro, un’area commerciale, una zona di transito, un rifugio informale per persone in difficoltà, un punto di attrazione per illegalità predatoria e microcriminalità.
L’Esquilino non è solo il quartiere accanto. È un rione abitato, multiculturale, commerciale, fragile, attraversato da Piazza Vittorio, via Giolitti, via Marsala, via Principe Amedeo, via La Marmora, piazza Manfredo Fanti, Santa Maria Maggiore, Colle Oppio.
Il problema nasce quando il carico della stazione si riversa sul quartiere.
Il viaggiatore passa.
Il turista passa.
Il pendolare passa.
Il residente resta.
Il commerciante apre ogni mattina.
La persona fragile cerca riparo.
Chi delinque trova opportunità.
Le forze dell’ordine rincorrono.
Il quartiere assorbe.
Termini ed Esquilino sono il luogo in cui Roma mostra una delle sue contraddizioni più dure: la città globale produce flussi, ma il costo sociale dei flussi resta locale.
I controlli dei Carabinieri nelle aree di Termini ed Esquilino sono stati concentrati, tra l’altro, sui reati predatori ai danni di turisti, viaggiatori e pendolari in transito dallo scalo ferroviario della Capitale; in un servizio di gennaio 2026 RaiNews ha riportato due arresti e quattro denunce nell’ambito di queste attività. (RaiNews)
Zone a tutela rafforzata: presidio o spostamento?
Il 18 febbraio 2026 il Prefetto di Roma ha adottato l’Ordinanza n. 71677 sulle zone a tutela rafforzata. Il provvedimento dispone, per due mesi, il divieto di stazionamento indebito in aree delimitate della città per soggetti già destinatari di plurime segnalazioni all’autorità giudiziaria per reati legati a stupefacenti, reati contro la persona e altre fattispecie indicate nell’ordinanza. (Prefettura)
Il lessico è già significativo: tutela rafforzata.
Significa che esiste una tutela ordinaria che non basta più, o che viene percepita come insufficiente. Significa che la sicurezza viene trattata per zone, per perimetri, per aree sensibili.
Ma la domanda è inevitabile: la tutela rafforzata risolve il problema o lo sposta?
Se una persona allontanata da una piazza si sposta nella strada accanto, la pressione cambia indirizzo ma non scompare. Se l’ordinanza colpisce condotte criminali, è presidio. Se finisce per trattare come problema tutto ciò che è marginalità visibile, rischia di diventare rimozione simbolica.
Il centro storico non ha bisogno solo di zone interdette. Ha bisogno di zone governate.
La differenza è decisiva.
Una zona interdetta allontana.
Una zona governata presidia, assiste, misura, sanziona, prende in carico.
Esquilino: quartiere o zona di contenimento?
L’Esquilino è il banco di prova.
Piazza Vittorio è giardino, mercato, transito, residenza, socialità, rifugio, teatro di criticità, spazio simbolico. Via Giolitti e via Marsala sono assi di stazione. Via Principe Amedeo e via La Marmora incrociano ricettività, commercio, residenza, passaggio, marginalità. Santa Maria Maggiore è basilica, turismo religioso, grandi eventi, presidio storico. Piazza Manfredo Fanti è spazio urbano, ma anche luogo ricorrente di segnalazioni.
Nel maggio 2026 RaiNews ha documentato operazioni della Polizia Locale nel rione Esquilino nell’ambito di un piano mirato al contrasto del degrado urbano e al rafforzamento della sicurezza pubblica. Le operazioni hanno interessato aree sensibili del quartiere e sono state presentate come parte di un’intensificazione dei controlli. (RaiNews)
Questo dato non va letto solo come cronaca.
Va letto come sintomo.
All’Esquilino si sovrappongono piani diversi:
sicurezza pubblica;
decoro urbano;
rifiuti;
alcol;
documenti alterati;
persone senza identificazione;
segnalazioni dei residenti;
interventi AMA;
controlli della Polizia Locale;
fragilità sociale;
illegalità diffusa.
All’Esquilino tutto arriva insieme.
Ed è proprio qui che il dossier deve tenere la linea: non trasformare il disagio in crimine, ma nemmeno usare il disagio per negare il crimine.
L’Esquilino non può essere trattato come un problema da isolare.
È rione vivo e rione fragile.
È comunità e transito.
È commercio e marginalità.
È residenza e stazione.
È pluralità e conflitto.
È porta della città e luogo in cui la città scarica ciò che non sa governare.
La domanda è: Roma vuole curare l’Esquilino o usarlo come contenitore delle proprie contraddizioni?
Il GSSU e il punto in cui sicurezza e sociale si toccano
Il Gruppo Sicurezza Sociale Urbana della Polizia Locale è una delle strutture che intercettano il confine tra sicurezza urbana, commercio, abusivismo, patrimonio, turismo e fragilità sociale. Roma Capitale descrive questa articolazione della Polizia Locale come impegnata, tra le altre cose, nel contrasto all’abusivismo commerciale su aree pubbliche, nella tutela del patrimonio della città e nel coordinamento con gli uffici capitolini competenti. (Comune di Roma)
Il nome stesso è rivelatore: sicurezza sociale urbana.
Non solo sicurezza pubblica.
Non solo ordine stradale.
Non solo decoro.
Non solo repressione.
La sicurezza sociale urbana è il terreno più difficile perché chiede alla città di vedere insieme ciò che spesso viene separato: la persona fragile, il residente esasperato, il commerciante esposto, il turista vulnerabile, il reato predatorio, l’abusivismo, il bivacco, il rifiuto, la strada monumentale, la piazza vissuta.
Il problema è che, se la città interviene solo con la divisa, arriva tardi.
Se interviene solo con il sociale, può lasciare scoperti i residenti.
Se interviene solo con la pulizia, rimuove il segno ma non la causa.
Se interviene solo con l’ordinanza, sposta il problema.
La sicurezza sociale urbana dovrebbe essere il luogo dell’integrazione.
Troppo spesso diventa il punto in cui si vede che l’integrazione manca.
Termini: il confine tra sicurezza e abbandono sociale
Attorno a Termini la sicurezza non può essere letta soltanto come ordine pubblico.
Chi vive stabilmente in strada, chi dorme nei pressi della stazione, chi presenta dipendenze, chi ha disturbi psichici, chi sopravvive di espedienti, chi entra ed esce dai circuiti di assistenza, chi delinque, chi cerca riparo, chi predà il turista: tutto si concentra nello stesso spazio.
Il problema è che lo spazio non distingue. La città deve farlo.
Una persona senza dimora ha bisogno di assistenza.
Uno spacciatore va perseguito.
Un borseggiatore va fermato.
Una persona in crisi psichica ha bisogno di intervento sanitario.
Un residente minacciato va protetto.
Un turista derubato va tutelato.
Un commerciante intimidito va difeso.
Un portico usato come dormitorio permanente richiede una risposta sociale, non solo una pulizia.
Se la città non distingue, produce due errori opposti: criminalizza la povertà o umanizza l’illegalità.
Termini è il luogo in cui Roma deve dimostrare di saper fare entrambe le cose: sicurezza e presa in carico.
Trastevere e Campo de’ Fiori: la sicurezza della notte
La sicurezza nel Municipio I non riguarda solo Termini ed Esquilino.
Trastevere e Campo de’ Fiori hanno una grammatica diversa: meno stazione, più notte; meno marginalità strutturale, più concentrazione serale; meno transito ferroviario, più consumo alcolico, rumore, risse, vandalismi, disturbo, controllo delle piazze.
Qui la sicurezza non può essere ridotta alla presenza di pattuglie a fine serata. Si intreccia con ordinanze anti-malamovida, vendita di alcol, orari, responsabilità dei locali, illuminazione, pulizia, dehors, musica, flussi turistici, affitti brevi, residenti esasperati.
Il problema non è impedire alla città di vivere la sera. Il problema è impedire che la sera diventi una sospensione delle regole.
Una piazza piena non è automaticamente sicura.
Una strada illuminata non è automaticamente governata.
Una pattuglia di passaggio non è presidio stabile.
Una sanzione non è prevenzione.
La notte sicura è quella in cui chi consuma non prende possesso dello spazio e chi abita non deve chiudersi dentro.
Trastevere e Campo de’ Fiori non chiedono la stessa risposta di Termini. Chiedono governo della notte: orari, controlli, responsabilità degli esercenti, presidio, decoro, alcol, rumore, rifiuti, prevenzione delle risse.
Prati, Borgo e Vaticano: sicurezza dei flussi
Prati, Borgo e Vaticano hanno un’altra grammatica ancora.
Qui il tema centrale non è solo marginalità e non è solo movida. È la sicurezza dei flussi.
Turismo religioso, pellegrini, gruppi organizzati, via Ottaviano, piazza Risorgimento, Borgo, San Pietro, Castel Sant’Angelo, Lungotevere, ristorazione, shopping, taxi, NCC, bus turistici, guide: tutto produce una concentrazione continua di persone, spesso vulnerabili perché non conoscono il territorio.
Qui i reati predatori sono il rischio più evidente: borseggi, furti, truffe, approfittamento della distrazione, pressione sui percorsi turistici. La sicurezza non è solo protezione dei residenti. È anche protezione dell’esperienza urbana di chi arriva.
Una città turistica insicura danneggia se stessa due volte: colpisce la persona che subisce il reato e indebolisce la reputazione della città.
Ma la risposta non può essere solo emergenziale. Serve presidio leggibile, percorsi chiari, trasporto ordinato, controlli, informazione, illuminazione, pulizia, contrasto all’abusivismo e coordinamento tra soggetti pubblici.
Monti e Testaccio: la sicurezza a bassa intensità
Ci sono poi aree in cui la sicurezza non esplode sempre in casi di cronaca, ma si accumula come pressione quotidiana.
A Monti la tensione passa da turismo, locali, affitti brevi, strade strette, furti, consumo serale, presenze temporanee. A Testaccio si intrecciano residenza, consumo notturno, ristorazione, aree di socialità e controllo del territorio.
Questa è la sicurezza a bassa intensità: non sempre spettacolare, ma costante.
Non produce sempre titoli nazionali.
Non sempre genera ordinanze.
Non sempre appare come emergenza.
Ma modifica comportamenti: cambia i percorsi, gli orari, il modo di vivere lo spazio, la fiducia dei residenti, la disponibilità a uscire, il rapporto con il quartiere.
La sicurezza urbana non si misura solo sugli arresti. Si misura anche sulle rinunce.
Una persona che evita una strada ha già perso un pezzo di città.
Un commerciante che chiude prima ha già subito un costo.
Un residente che non scende più in piazza ha già arretrato.
Un turista che viene derubato porta via un’immagine della città.
Il rischio della narrazione: sicurezza contro marginalità
Il dossier deve evitare una trappola.
Raccontare la sicurezza nel centro di Roma non significa costruire un nemico umano. Non significa trasformare poveri, migranti, persone senza dimora, persone dipendenti o fragili in una categoria indistinta di pericolo.
La marginalità non è un reato.
Ma nemmeno si può chiedere ai residenti di sopportare tutto in nome della complessità sociale. La complessità non può diventare alibi per l’abbandono. La fragilità non può cancellare il diritto degli altri a vivere, lavorare, attraversare e abitare.
Il punto politico è questo: se la città non prende in carico la marginalità, prima o poi la consegna alla sicurezza.
Quando mancano dormitori adeguati, servizi sanitari, unità di strada, mediazione sociale, presidi educativi, interventi sulle dipendenze, spazi di accoglienza, la strada diventa l’unico contenitore. E quando la strada non regge più, arriva l’ordine pubblico.
Ma l’ordine pubblico non può sostituire la politica sociale.
Può intervenire sull’urgenza.
Non può curare la causa.
Residenti e commercianti: sicurezza come diritto alla continuità
Nel Municipio I residenti e commercianti vivono due forme diverse dello stesso problema.
Il residente chiede di poter tornare a casa, uscire la sera, attraversare una piazza, dormire, accompagnare un figlio, usare un giardino, non sentirsi assediato.
Il commerciante chiede di aprire, lavorare, non subire furti, non trovare bivacchi davanti alla serranda, non dover gestire da solo persone alterate, rifiuti, intimidazioni, degrado, vendita abusiva o microcriminalità.
La sicurezza, per loro, non è ideologia.
È continuità.
Continuità della vita quotidiana.
Continuità dell’attività economica.
Continuità dello spazio pubblico.
Continuità della fiducia.
Quando questa continuità si rompe, il centro perde residenza, perde commercio ordinario, perde presidio sociale. E quando perde presidio sociale, diventa ancora più fragile.
La sicurezza non è solo ciò che lo Stato garantisce. È anche ciò che una comunità riesce a mantenere viva.
La Giunta, la Prefettura, il Municipio: chi coordina davvero?
La sicurezza nel Municipio I non appartiene a un solo soggetto.
La Prefettura interviene sull’ordine pubblico e sulle zone a tutela rafforzata.
Le forze dell’ordine presidiano reati, controlli e prevenzione.
La Polizia Locale intercetta abusivismo, decoro, commercio, turismo, rifiuti, sicurezza urbana.
Il Campidoglio governa servizi, politiche sociali, pulizia, regolamenti, spazi pubblici.
Il Municipio conosce il territorio, raccoglie segnalazioni, vede le criticità quotidiane.
AMA interviene dove il degrado diventa igiene urbana.
I servizi sociali e sanitari devono prendere in carico la fragilità.
Il problema è il coordinamento.
Chi decide la priorità tra controllo e assistenza?
Chi verifica se un allontanamento ha prodotto presa in carico o solo spostamento?
Chi misura se una zona rafforzata migliora davvero dopo due mesi?
Chi segue le persone fragili dopo il blitz?
Chi ascolta residenti e commercianti dopo l’operazione?
Chi valuta se il problema si è risolto o solo trasferito?
La domanda politica è questa: Roma sta costruendo una sicurezza integrata o sta sommando interventi separati?
La differenza è enorme.
Un intervento separato produce comunicati.
Un sistema integrato produce risultati.
Le opposizioni: basta invocare “più controlli”
Sul tema sicurezza, l’opposizione ha una strada facile: chiedere più controlli, più agenti, più ordinanze, più zone rosse.
Ma il dossier pone domande più precise.
Le opposizioni sono favorevoli a rafforzare i controlli nelle aree Termini-Esquilino? Sono favorevoli a pubblicare dati su reati predatori, segnalazioni, allontanamenti, sanzioni e interventi sociali per area? Sono favorevoli ad aumentare unità di strada, dormitori, servizi per dipendenze e salute mentale? Sono favorevoli a distinguere senza ambiguità tra marginalità e criminalità? Sono favorevoli a piani specifici per Piazza Vittorio, via Giolitti, via Marsala, Campo de’ Fiori, Trastevere e Monti? Sono favorevoli a misurare i risultati delle zone a tutela rafforzata, non solo ad annunciarle?
“Più sicurezza” è uno slogan.
“Quale sicurezza, per chi, con quali strumenti e con quali risultati?” è una domanda politica.
Nel Municipio I la risposta deve essere concreta.
Il punto cieco: i dati che servono
La sicurezza urbana non può essere governata solo con percezioni o comunicati.
Quanti reati predatori vengono denunciati nelle aree Termini-Esquilino, Trastevere, Campo de’ Fiori, Monti, Prati, Vaticano e Testaccio?
Quante segnalazioni riguardano disturbo, minacce, risse, spaccio, bivacchi, molestie, abusivismo, furti, danneggiamenti?
Quanti controlli vengono effettuati e con quali esiti?
Quanti ordini di allontanamento vengono notificati?
Quanti soggetti allontanati tornano nella stessa area?
Quanti interventi sociali seguono i controlli?
Quante persone senza dimora vengono prese in carico?
Quanti interventi riguardano disagio psichico o dipendenze?
Quante attività commerciali irregolari vengono sanzionate?
Quanti interventi AMA accompagnano operazioni di sicurezza?
Quali piazze migliorano dopo i presidi e quali peggiorano appena i controlli si spostano altrove?
Senza questi dati, la sicurezza resta racconto.
Con questi dati, diventa responsabilità.
La sicurezza come bene pubblico, non come spettacolo
La città sicura non è quella in cui ogni problema viene rimosso alla vista.
È quella in cui i problemi vengono presi in carico prima di diventare emergenza.
Una piazza sicura non è una piazza vuota.
Una stazione sicura non è una stazione militarizzata.
Un rione sicuro non è un rione sterilizzato.
Un centro storico sicuro non è un centro senza poveri, senza giovani, senza migranti, senza conflitti.
Una città sicura è una città in cui chi delinque viene fermato, chi è fragile viene assistito, chi abita viene protetto, chi lavora viene tutelato, chi passa non viene predato, chi vive in strada non viene usato come simbolo politico e chi governa non si limita a spostare il problema.
La sicurezza vera non è spettacolo di forza.
È continuità di presenza pubblica.
La domanda finale
Il primo dossier chiedeva se il centro storico fosse ancora abitato.
Il secondo chiedeva se fosse ancora attraversabile.
Il terzo chiedeva se fosse ancora dormibile.
Il quarto chiedeva se fosse ancora governabile.
Il quinto chiedeva se fosse ancora sostenibile.
Il sesto chiede se sia ancora capace di convivere.
Perché la sicurezza urbana è questo: convivenza sotto pressione.
Gli affitti brevi moltiplicano presenze temporanee.
I dehors contendono lo spazio.
La movida porta rumore e risse.
La mobilità concentra flussi.
I rifiuti mostrano il residuo del consumo.
La marginalità occupa gli spazi lasciati scoperti.
La criminalità sfrutta le zone fragili.
La politica interviene spesso dopo.
Il Municipio I non può essere solo vetrina turistica, terminal ferroviario, distretto della notte, museo aperto, quartiere abitato e contenitore sociale senza un governo integrato.
Roma non deve scegliere tra sicurezza e umanità.
Deve dimostrare di saperle tenere insieme.
Perché una città non è sicura quando nasconde i fragili.
È sicura quando protegge tutti senza abbandonare nessuno.
Box documentale — I numeri e gli atti chiave
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Indicatore |
Dato |
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Ordinanza prefettizia zone a tutela rafforzata |
n. 71677 del 18 febbraio 2026 |
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Durata indicata dal provvedimento |
due mesi |
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Destinatari del divieto |
soggetti già destinatari di plurime segnalazioni per specifiche fattispecie di reato |
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Aree centrali del dossier |
Termini, Esquilino, Piazza Vittorio, via Marsala, via Giolitti, Santa Maria Maggiore |
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Controlli Carabinieri Termini-Esquilino documentati da RaiNews |
gennaio 2026 |
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Esito indicato nel servizio RaiNews |
due arresti e quattro denunce |
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Operazioni Polizia Locale all’Esquilino documentate da RaiNews |
maggio 2026 |
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Struttura coinvolta |
GSSU — Gruppo Sicurezza Sociale Urbana |
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Ambiti di intervento GSSU secondo Roma Capitale |
abusivismo commerciale, tutela patrimonio, coordinamento operativo con uffici capitolini |
Box politico — Le posizioni in campo
Prefettura
Con le zone a tutela rafforzata interviene su aree sensibili e su soggetti già destinatari di plurime segnalazioni per specifiche fattispecie di reato. La domanda politica è se la misura produca presidio reale o semplice spostamento del problema. (Prefettura)
Forze dell’ordine
Intervengono soprattutto sui reati predatori, sullo spaccio, sulle situazioni di illegalità e sulle aree a maggiore vulnerabilità, in particolare Termini ed Esquilino. (RaiNews)
Polizia Locale / GSSU
Opera sul confine tra sicurezza urbana, commercio, abusivismo, decoro, tutela del patrimonio, turismo e marginalità sociale. (Comune di Roma)
Campidoglio e Municipio
Devono coordinare sicurezza, sociale, AMA, regolamenti, presidio territoriale, ascolto dei residenti e tutela delle attività regolari. Il nodo non è solo intervenire, ma misurare se gli interventi risolvono o spostano.
Residenti
Chiedono sicurezza reale, non solo percepita: meno spaccio, meno risse, meno bivacchi incontrollati, più presidio, più pulizia, più interventi sociali e sanitari, più continuità.
Commercianti
Chiedono di non essere lasciati soli davanti a furti, minacce, abusivismo, degrado, bivacchi, rifiuti e comportamenti aggressivi davanti alle attività.
Persone fragili
Non possono essere trattate come problema estetico o come categoria indistinta di pericolo. La marginalità richiede presa in carico sociale, sanitaria e abitativa, oltre al presidio dello spazio pubblico.
Opposizioni
Il terreno politico non è invocare genericamente “più controlli”, ma indicare quali strumenti: dati pubblici, zone rafforzate misurate nei risultati, interventi sociali, unità di strada, presidi sanitari, controlli commerciali, contrasto ai reati predatori e tutela dei residenti.
Box territoriale — Le aree critiche
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Area |
Nodo urbano |
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Termini |
Reati predatori, flussi, pendolari, turisti, marginalità, stazione |
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Esquilino / Piazza Vittorio |
Sicurezza, convivenza, commercio, marginalità, decoro, residenti |
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Via Giolitti / Via Marsala |
Stazione, transito, fragilità, turismo, controlli |
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Santa Maria Maggiore |
Turismo religioso, grandi eventi, presidio, marginalità, decoro |
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Trastevere |
Notte, alcol, risse, rumore, residenti, consumo serale |
|
Campo de’ Fiori |
Movida, piazza storica, consumo alcolico, sicurezza notturna |
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Monti |
Turismo, locali, furti, consumo serale, strade strette |
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Prati / Borgo / Vaticano |
Turisti, pellegrini, borseggi, flussi, attività commerciali |
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Testaccio |
Residenza, ristorazione, notte, controlli e convivenza |
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Per leggere tutti gli approfondimenti dedicati al territorio, consulta la pagina con i dossier del Municipio I – Centro Storico e Prati.