Questo dossier si pone una domanda elementare e politica: nel centro di Roma l’ombra sarà un diritto urbano o un privilegio commerciale?

Perché il caldo non è più solo una condizione meteorologica.

È una questione di governo.

In estate il Municipio I cambia natura. Le piazze senza ombra diventano superfici dure. I sampietrini trattengono calore. I flussi turistici si concentrano nelle ore più difficili. I marciapiedi stretti impediscono di scegliere percorsi freschi. Le alberature diventano infrastrutture di sopravvivenza. Le fontanelle diventano presidi sanitari minimi. I bambini, gli anziani, i lavoratori all’aperto, i rider, i vigili, gli ambulanti, le persone senza dimora e i turisti fragili diventano i primi indicatori della città che non si adatta.

La domanda del dossier è questa: Roma centro è ancora una città da vivere o, nei mesi caldi, solo da sopportare?

Il clima è già dentro l’agenda urbana di Roma

Roma Capitale ha avviato una fase di pianificazione climatica più esplicita. Nel gennaio 2024 il Campidoglio ha aperto la consultazione pubblica sulla proposta di Strategia di Adattamento Climatico, pensata per affrontare gli effetti del cambiamento climatico sulla città.

Nel 2025 Roma Capitale ha inoltre messo online un sito dedicato al clima della Capitale, con dati, mappe e indicatori su riscaldamento globale, isole di calore, adattamento e mitigazione.

Il punto politico è chiaro: il caldo non può più essere trattato come emergenza stagionale.

Non basta dire ai cittadini di bere acqua.
Non basta raccomandare di non uscire nelle ore calde.
Non basta affidarsi alla buona volontà individuale.
Non basta aprire un bollettino sulle ondate di calore.
Non basta confidare nei nasoni.
Non basta rifare piazze se poi restano minerali, esposte, senza sedute gratuite, senza ombra reale e senza protezione per chi attraversa.

La città rovente non si governa con consigli individuali.

Si governa con ombra, alberi, acqua, superfici meno assorbenti, sedute non commerciali, verde climatico, percorsi protetti, scuole ombreggiate, fermate riparate, manutenzione e responsabilità.

Il Municipio I è una delle aree più vulnerabili

Il progetto europeo Climate Adaptation, al quale partecipano ENEA, Università Roma Tre, Ecologic Institute e PwC Italia, individua come aree pilota il Municipio I e il Municipio V, considerate zone particolarmente vulnerabili e a maggior rischio per le elevate temperature.

Questo dato è decisivo.

Il Municipio I non è solo il cuore monumentale della città. È anche un territorio climatico fragile.

Ha piazze storiche spesso minerali.
Ha vincoli monumentali.
Ha strade strette.
Ha alta pressione pedonale.
Ha molti anziani.
Ha turisti esposti.
Ha lavoratori all’aperto.
Ha spazi verdi discontinui.
Ha grandi flussi nelle ore centrali.
Ha superfici che accumulano calore.
Ha poche possibilità facili di trasformazione.

Il centro storico non può essere trattato come un museo climatico immutabile.

Il patrimonio va tutelato, ma deve restare abitabile.

La domanda è: come si adatta una città storica senza tradire la sua storia?

Le riqualificazioni recenti vanno giudicate anche dal clima

Il settimo dossier ha raccontato la città rifatta dal Giubileo.

Questo dossier pone la verifica climatica di quelle opere.

Piazza Pia, via Ottaviano, Piazza Risorgimento, Piazza dei Cinquecento, San Giovanni, gli assi verso San Pietro, i percorsi pedonali, gli spazi davanti alle stazioni e alle basiliche non possono essere giudicati solo per bellezza, tempi di consegna, qualità dei materiali o ordine urbano.

Devono essere giudicati anche per una domanda più semplice:

quanta ombra producono?
quanta acqua pubblica rendono accessibile?
quante sedute gratuite offrono?
quanto proteggono anziani, bambini, pellegrini, lavoratori e residenti nelle ore calde?
quanto riducono o aumentano l’esposizione al sole?
quanto restano vivibili a luglio e agosto?

Ogni nuova riqualificazione del centro storico dovrebbe avere un bilancio climatico.

Non basta chiedere se una piazza sia più bella.
Bisogna chiedere se sia più abitabile.
Non basta chiedere se sia più pedonale.
Bisogna chiedere se sia camminabile sotto il sole.
Non basta chiedere se sia più ordinata.
Bisogna chiedere se protegga i corpi.

La città del futuro non si misura solo in metri quadrati riqualificati.

Si misura in minuti sopportabili nello spazio pubblico.

Piazza Pia: grande asse pedonale o corridoio esposto?

Piazza Pia è l’opera simbolo del Giubileo.

Ha ricucito l’asse tra Castel Sant’Angelo, via della Conciliazione e San Pietro. Ha separato flussi pedonali e veicolari. Ha costruito una nuova scena urbana monumentale.

Ma ora va posta la domanda climatica.

Piazza Pia è solo una grande soglia per i pellegrini o anche uno spazio dove fermarsi?
È un attraversamento più ordinato o un luogo più abitabile?
Offre ombra sufficiente?
Offre sedute gratuite?
Offre acqua facilmente leggibile?
Protegge chi attende, chi accompagna, chi lavora, chi arriva con bambini o anziani?
È pensata per il flusso o anche per la permanenza?

Il rischio delle grandi riqualificazioni monumentali è creare spazi bellissimi da fotografare ma difficili da abitare nelle ore più calde.

Una piazza non è davvero pubblica se può essere usata solo in movimento.

Via Ottaviano e Piazza Risorgimento: più pedonalità, ma quale comfort climatico?

Via Ottaviano e Piazza Risorgimento sono state presentate come modello di riqualificazione urbana legata al Giubileo.

Piazza Risorgimento è stata resa in larga parte pedonale. Via Ottaviano è stata indicata come prototipo.

Ma la pedonalità, da sola, non basta.

Una strada pedonale senza ombra può diventare un corridoio caldo.
Una piazza liberata dalle auto ma senza riparo può essere più bella e insieme più faticosa.
Un asse turistico più leggibile può assorbire più flussi ma anche esporre più corpi al caldo.

Qui il tema è decisivo: una città più pedonale è automaticamente una città più vivibile?

No.

È più vivibile se la pedonalità è accompagnata da ombra, acqua, sedute, verde, materiali adeguati, manutenzione e protezione delle attese.

Altrimenti si rischia una nuova contraddizione: il centro viene liberato dalle auto, ma non viene liberato dal caldo.

Piazza dei Cinquecento: davanti a Termini il caldo incontra la fragilità

Piazza dei Cinquecento è uno dei luoghi dove la verifica climatica è più severa.

Qui non passano solo turisti. Passano pendolari, lavoratori, persone con valigie, persone senza dimora, anziani, studenti, famiglie, passeggeri in attesa, tassisti, autisti, operatori commerciali, persone fragili.

Davanti a Termini il caldo non è solo microclima. È questione sociale.

Chi può entra in stazione si ripara.
Chi può permettersi un locale si siede.
Chi prende un taxi si sposta.
Chi lavora o vive in strada resta esposto.
Chi attende all’aperto subisce lo spazio.

Una piazza nuova davanti a una stazione non si giudica solo dal disegno.

Si giudica da quanto protegge l’attesa.

Ombra, sedute, acqua, percorsi leggibili, sicurezza, pulizia e presidio sociale sono parte della stessa infrastruttura.

Piazza dei Cinquecento deve essere bella. Ma soprattutto deve essere sopportabile.

Piazza San Pietro e via della Conciliazione: il turismo religioso sotto il sole

San Pietro e via della Conciliazione sono il grande corridoio simbolico dei pellegrini.

Qui il tema climatico non è marginale. È centrale.

Code, gruppi, attese, percorsi lunghi, controlli, soste, attraversamenti, bambini, anziani, persone arrivate da tutto il mondo, spesso in mesi caldi e con tempi non completamente controllabili.

Se Roma accoglie milioni di pellegrini, deve chiedersi come proteggerli dal caldo.

Non solo con comunicazioni sanitarie.
Non solo con presidi emergenziali.
Non solo con raccomandazioni.

Ma con una progettazione dello spazio che renda l’attesa meno esposta.

La città dell’accoglienza non può limitarsi a ordinare i flussi.

Deve proteggerli.

Campo de’ Fiori, Navona, Pantheon: piazze bellissime, ma roventi

Le grandi piazze storiche del centro hanno un problema evidente: sono spesso spazi minerali, esposti, ad altissima pressione turistica e con poca ombra realmente pubblica.

Campo de’ Fiori.
Piazza Navona.
Piazza della Rotonda.
Pantheon.
Fontana di Trevi.
Piazza di Spagna.
Tridente.
Via del Corso.

Sono luoghi straordinari.

Ma nelle ore calde possono diventare superfici ostili.

Il turista compra una bottiglietta.
Il residente cambia strada.
L’anziano evita l’uscita.
Il bambino si stanca.
Il lavoratore resta.
Chi può entra in un locale si protegge.
Chi non può resta al sole.

La domanda è: quante persone può accogliere una piazza rovente senza diventare disumana?

Il centro storico non può vivere solo di bellezza.

Deve garantire anche condizioni minime di permanenza.

Ombra: il bene pubblico più sottovalutato

Nel Municipio I l’ombra è una risorsa politica.

Non è solo comfort.

È salute.
È accessibilità.
È mobilità pedonale.
È permanenza nello spazio pubblico.
È protezione per anziani e bambini.
È condizione per lavorare all’aperto.
È qualità dell’attesa.
È possibilità di sedersi.
È diritto a non consumare per ripararsi dal caldo.

Una città senza ombra obbliga le persone a comprare protezione.

Entrare in un bar.
Sedersi a un tavolino.
Pagare una consumazione.
Prendere un taxi.
Entrare in un negozio climatizzato.
Restare dentro casa.

Se l’unica ombra disponibile è quella di un dehors, lo spazio pubblico ha fallito.

Se l’unica pausa possibile è commerciale, la città ha monetizzato il riposo.

Se l’unico fresco è privato, il caldo diventa disuguaglianza.

L’ombra è infrastruttura sociale.

I nasoni: non folklore, ma welfare urbano

Roma dispone di una rete storica di acqua pubblica unica al mondo. I nasoni sono un elemento identitario, ma nel clima che cambia diventano molto di più.

Il nasone è acqua gratuita.
È sollievo.
È orientamento.
È sicurezza per turisti fragili.
È presidio per lavoratori all’aperto.
È aiuto per persone senza dimora.
È infrastruttura per bambini, anziani e passanti.

Nel centro storico l’acqua pubblica è adattamento climatico.

Non folklore.

Ma anche qui la domanda non è solo quanti nasoni esistono.

È dove sono.
Se funzionano.
Se sono visibili.
Se sono puliti.
Se sono segnalati.
Se sono abbastanza vicini ai percorsi turistici, alle scuole, alle fermate, alle piazze calde, ai mercati, ai luoghi di attesa.

Un nasone rotto in una piazza rovente non è un dettaglio.

È un fallimento di manutenzione climatica.

Verde pubblico: non decoro, ma infrastruttura sanitaria

Nel Municipio I il verde non può essere trattato come ornamento.

Un albero non è arredo.
È ombra.
È temperatura.
È assorbimento.
È biodiversità.
È salute.
È riduzione dell’isola di calore.
È permanenza nello spazio pubblico.

Il tema non è solo quanti alberi ci sono.

È dove sono.
Quanto ombreggiano.
Quanto sono sani.
Quanto sono manutenuti.
Quanto proteggono fermate, scuole, piazze, mercati, percorsi turistici, attraversamenti, zone di attesa.

Un verde lontano non aiuta chi cammina sotto il sole.
Un parco storico non sostituisce l’ombra su un marciapiede.
Un’aiuola decorativa non raffresca una piazza minerale.
Una piantumazione senza manutenzione è una promessa non mantenuta.

La città climatica non ha bisogno solo di più verde.

Ha bisogno di verde nel posto giusto.

Il nuovo Regolamento Edilizio e il limite del centro storico

Il nuovo Regolamento Edilizio di Roma Capitale, approvato nel maggio 2026, richiama gli obiettivi della Strategia di Adattamento Climatico e del Piano Clima, inserendo misure per contrastare le isole di calore: permeabilità, verde a piena terra, alberature, recupero delle acque meteoriche, ombreggiamento degli spazi aperti.

È un passaggio importante.

Ma nel Municipio I la domanda diventa più difficile.

Dove sono i lotti liberi?
Dove si può aumentare la permeabilità?
Dove si possono piantare alberi senza interferire con archeologia, sottoservizi, vincoli e pavimentazioni storiche?
Dove si possono creare ombreggiamenti compatibili con il paesaggio monumentale?
Dove si può intervenire rapidamente, senza aspettare grandi trasformazioni edilizie?

Nel centro storico il tema non è solo costruire meglio.

È adattare ciò che esiste.

E adattarlo strada per strada.

Bambini e anziani: il caldo rivela chi è più fragile

Il nono dossier ha raccontato la città senza bambini. Qui il tema diventa climatico.

Un bambino non sceglie l’orario più comodo.
Un anziano non può sempre cambiare percorso.
Una persona fragile non può semplicemente “evitare il caldo”.
Una famiglia con passeggino non può saltare marciapiedi e ostacoli.
Un anziano solo può rinunciare a uscire.

Il caldo riduce la città disponibile.

Riduce gli orari.
Riduce i percorsi.
Riduce la permanenza.
Riduce l’autonomia.
Riduce la socialità.

Una città buona per bambini e anziani deve offrire ombra, acqua, sedute, marciapiedi liberi, attraversamenti sicuri, servizi vicini e spazi pubblici non aggressivi.

Se il centro non protegge loro, non è davvero abitabile.

È solo attraversabile dai più forti.

Lavoratori all’aperto: chi mantiene il centro sotto il sole

Il centro storico caldo non colpisce solo residenti e turisti.

Colpisce chi lavora all’aperto.

Operatori AMA.
Vigili urbani.
Addetti alla sicurezza.
Camerieri nei dehors.
Rider.
Facchini.
Guide turistiche.
Ambulanti.
Addetti ai cantieri.
Autisti.
Personale dei mercati.
Manutentori.
Fornitori.

La città temporanea funziona grazie a persone che spesso restano nel caldo mentre altri lo attraversano.

Chi consegna acqua, cibo, biancheria, rifiuti, merci, sicurezza, pulizia e servizi vive il caldo come condizione di lavoro.

Il diritto all’ombra è anche diritto del lavoro.

Una città che pretende servizi continui sotto il sole deve prevedere pause, acqua, spazi di riparo, logistica meno aggressiva, turni compatibili e aree di appoggio.

Il centro non può essere mantenuto da corpi esposti e invisibili.

Esquilino e Termini: caldo, strada e vulnerabilità sociale

All’Esquilino e attorno a Termini, il caldo incontra la fragilità sociale.

Persone senza dimora, pendolari, turisti, lavoratori, commercianti, migranti, anziani, residenti, studenti, persone in attesa, persone senza riparo stabile.

Qui l’adattamento climatico non è solo urbanistica.

È protezione sociale.

Chi non ha una casa non può “restare al fresco”.
Chi vive in strada dipende da acqua pubblica, ombra, servizi, assistenza.
Chi aspetta treni o bus vive la temperatura dello spazio pubblico.
Chi lavora nei mercati o nel commercio di strada subisce il microclima reale.

Termini ed Esquilino mostrano la verità più dura: l’isola di calore non colpisce solo il corpo urbano.

Colpisce i corpi più fragili.

Trastevere, Monti, Testaccio: ombra contesa e quartieri sotto pressione

Nel Municipio I il caldo cambia forma da rione a rione.

A Trastevere si sommano piazze storiche, movida, ristorazione, tavolini, flussi turistici e residenti. L’ombra diventa contesa tra spazio pubblico e spazio commerciale.

A Monti, le strade strette possono offrire ombra naturale, ma la pressione di locali, turismo e mobilità minuta rende difficile la permanenza libera.

A Testaccio, il tema climatico si intreccia con mercato, residenza, spazi pubblici, Monte dei Cocci, piazze e consumo serale.

In tutti e tre i casi la domanda è la stessa: il quartiere offre riparo gratuito o solo consumo climatizzato?

Un rione non è vivibile solo perché è bello.

È vivibile se permette a chi lo abita di attraversarlo nelle ore difficili.

Campidoglio e Municipio: chi trasforma la strategia in ombra reale?

Il clima non è materia solo ambientale.

Riguarda urbanistica, lavori pubblici, scuola, turismo, commercio, mobilità, sociale, sicurezza, patrimonio, sanità, manutenzione.

Il Campidoglio può approvare strategie, regolamenti, linee guida, piani e mappe.

Ma il Municipio vede la strada.

Vede dove manca ombra.
Dove il nasone non funziona.
Dove una scuola ha cortili troppo caldi.
Dove una fermata è esposta.
Dove una piazza è inutilizzabile.
Dove un mercato diventa rovente.
Dove gli anziani smettono di uscire.
Dove un albero abbattuto non viene sostituito.
Dove il verde è decorativo ma non climatico.

La domanda politica è: chi traduce la strategia climatica in ombra reale, strada per strada?

La risposta non può essere solo un piano.

Deve essere manutenzione.

Le opposizioni: non basta dire “più alberi”

Sul caldo urbano le opposizioni possono usare formule semplici: più alberi, più verde, più manutenzione, meno cemento.

Sono formule corrette, ma insufficienti.

Il dossier pone domande più precise.

Le opposizioni sono favorevoli a una mappa pubblica dell’ombra nel Municipio I?
Sono favorevoli a misurare le piazze più calde?
Sono favorevoli a vincolare ogni nuova riqualificazione a criteri climatici?
Sono favorevoli a valutare Piazza Pia, via Ottaviano, Piazza Risorgimento e Piazza dei Cinquecento anche per ombra, acqua e sedute?
Sono favorevoli a un piano per ombreggiare scuole, fermate, percorsi turistici e aree di attesa?
Sono favorevoli a proteggere e sostituire rapidamente le alberature perse?
Sono favorevoli a rendere pubblici i tempi di riparazione dei nasoni?
Sono favorevoli a sedute gratuite nelle piazze più esposte?
Sono favorevoli a trattare il caldo come problema sanitario, sociale e urbanistico insieme?

“Più verde” è uno slogan.

“Dove serve ombra, chi la realizza, chi la mantiene e chi ne beneficia?” è una domanda politica.

Il punto cieco: i dati che servono

La città rovente non può essere governata solo con percezioni.

Servono dati.

Quali sono le piazze più calde del Municipio I?
Quali percorsi pedonali sono senza ombra?
Quali riqualificazioni recenti hanno aumentato o ridotto l’esposizione al sole?
Quanta ombra producono Piazza Pia, via Ottaviano, Piazza Risorgimento e Piazza dei Cinquecento nelle ore centrali?
Quali scuole hanno cortili minerali o poco ombreggiati?
Quali fermate del trasporto pubblico sono più esposte?
Quanti nasoni sono presenti per rione e quanti sono funzionanti?
Quanti alberi sono stati abbattuti e quanti sostituiti negli ultimi cinque anni?
Quali aree hanno maggiore impermeabilizzazione del suolo?
Quali strade hanno più anziani residenti e meno ombra?
Quali aree turistiche hanno più rischio durante le ondate di calore?
Quanti interventi di adattamento climatico sono stati realizzati nel Municipio I?
Quanti sono programmati?
Quanto costano?
Chi li mantiene?

Senza questi dati, il caldo resta emergenza.

Con questi dati, diventa governo urbano.

La città climatica non è solo una città più verde

Una città climatica non è semplicemente una città con più piante.

È una città che riduce il rischio.

Che protegge chi cammina.
Che abbassa le temperature locali.
Che offre acqua.
Che crea ombra.
Che rende le piazze utilizzabili.
Che tutela anziani e bambini.
Che protegge i lavoratori all’aperto.
Che non obbliga a consumare per ripararsi.
Che integra patrimonio storico e adattamento.
Che misura gli effetti.
Che mantiene ciò che pianta.
Che giudica ogni nuova opera anche dal comfort che produce.

Roma non deve scegliere tra bellezza e ombra.

Deve dimostrare che la bellezza può restare abitabile anche nel clima che cambia.

La domanda finale

Il primo dossier chiedeva se il centro storico fosse ancora abitato.

Il secondo chiedeva se fosse ancora attraversabile.

Il terzo chiedeva se fosse ancora dormibile.

Il quarto chiedeva se fosse ancora governabile.

Il quinto chiedeva se fosse ancora sostenibile.

Il sesto chiedeva se fosse ancora capace di convivere.

Il settimo chiedeva se fosse stato davvero migliorato.

L’ottavo chiedeva se fosse ancora utile a chi ci vive.

Il nono chiedeva se avesse ancora futuro.

Il decimo chiede se sia ancora abitabile nel clima che arriva.

Perché una città non è vivibile solo quando è bella.
Non è vivibile solo quando è piena.
Non è vivibile solo quando è restaurata.
Non è vivibile solo quando accoglie milioni di persone.

È vivibile se protegge i corpi.

Dal rumore.
Dal traffico.
Dalla solitudine.
Dalla rendita.
Dal consumo.
Dalla paura.
E anche dal caldo.

Roma centro non deve diventare una città da attraversare rapidamente, fotografare e abbandonare nelle ore più dure.

Deve restare una città dove si può camminare, aspettare, sedersi, bere, accompagnare un bambino, assistere un anziano, lavorare e vivere.

La domanda finale è semplice:

Roma sta riqualificando il centro per renderlo più abitabile o solo più attraversabile anche sotto il sole?

Box documentale — I numeri e gli atti chiave

Indicatore

Dato

Strategia di Adattamento Climatico di Roma

consultazione pubblica avviata nel gennaio 2024

Sito clima Roma Capitale

online dal 2025 con dati, mappe e indicatori climatici

Aree pilota progetto Climate Adaptation

Municipio I e Municipio V

Tema del progetto Climate Adaptation

contrasto all’isola di calore urbana

Progetto comunale di mappatura

isole di calore urbane e vegetazione da dati telerilevati

Nuovo Regolamento Edilizio

approvato dall’Assemblea Capitolina il 12 maggio 2026

Misure richiamate dal nuovo Regolamento

permeabilità, alberi ad alto fusto, verde a piena terra, recupero acque, ombreggiamento

Soglia indicata per lotti liberi

almeno 50% di superficie permeabile

Nasoni a Roma secondo Roma Capitale

circa 3.000

Case dell’Acqua secondo Roma Capitale

circa 60

Box politico — Le posizioni in campo

Campidoglio
Ha avviato strumenti climatici, dal sito dedicato al clima alla Strategia di Adattamento Climatico, e ha aggiornato il Regolamento Edilizio inserendo misure su verde, permeabilità, ombreggiamento e contrasto alle isole di calore.

Municipio I
È il livello che vede la vulnerabilità concreta: piazze roventi, scuole poco ombreggiate, nasoni non funzionanti, percorsi pedonali senza ombra, anziani soli, lavoratori esposti, pressione turistica nelle ore calde.

Residenti
Subiscono il caldo non come evento eccezionale ma come condizione che incide su casa, mobilità, salute, sonno, servizi, vita quotidiana e possibilità di uscire.

Bambini e anziani
Sono gli indicatori più severi: se una strada, una piazza o un percorso non è sicuro e sopportabile per loro, non è realmente vivibile per nessuno.

Turisti e pellegrini
Il centro storico deve proteggerli con acqua, ombra, informazione, percorsi sostenibili e gestione delle code, perché il turismo di massa esposto al caldo diventa anche rischio sanitario.

Lavoratori all’aperto
Operatori AMA, vigili, rider, camerieri, guide, ambulanti, manutentori e fornitori sono tra i più esposti: l’adattamento climatico è anche questione di dignità del lavoro.

Opposizioni
Il terreno politico non è genericamente “più verde”, ma quali piazze, quali scuole, quali fermate, quali percorsi, quali alberature, quali nasoni, quali tempi di manutenzione e quali responsabilità pubbliche.

Box territoriale — Le aree critiche

Area

Nodo urbano

Piazza Pia / Castel Sant’Angelo / San Pietro

grande asse monumentale da misurare su ombra, acqua, sedute e permanenza

Via Ottaviano / Piazza Risorgimento

pedonalità giubilare da verificare sul comfort climatico reale

Piazza dei Cinquecento / Termini

stazione, attese, fragilità sociale, caldo e protezione dei corpi

Campo de’ Fiori / Navona / Pantheon

piazze minerali, turismo intenso, poca ombra, alta permanenza

Tridente / via del Corso / Piazza di Spagna

shopping, turismo, flussi pedonali, caldo da superfici dure

Trastevere

piazze storiche, movida, dehors, residenti, ombra contesa

Monti

strade strette, turismo, locali, ombra irregolare, pressione commerciale

Testaccio

mercato, residenza, spazi pubblici, caldo e consumo serale

Esquilino / Termini

fragilità sociale, stazione, attese, persone senza riparo, acqua e ombra come presidi


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