Una pavimentazione nuova, alcune panchine e il divieto di transito possono trasformare una strada. Non bastano, però, a rigenerare un quartiere.
La pedonale di via Flavio Stilicone, nel quartiere Don Bosco, racconta esattamente questa differenza: quella tra la realizzazione di un’opera pubblica e la costruzione di uno spazio urbano capace di produrre sicurezza, socialità e sviluppo economico.
Secondo la scheda ufficiale di Roma Capitale, l’intervento è costato complessivamente 418.121,71 euro, finanziati attraverso il programma PON Metro. Il progetto, sviluppato tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2020, risulta amministrativamente concluso.
Ma una domanda rimane aperta: la pedonale ha raggiunto gli obiettivi per i quali è stata finanziata?
Il “salotto urbano” promesso a Don Bosco
Quando il tratto pedonale venne aperto nell’agosto 2019, il progetto non fu presentato come una semplice chiusura al traffico.
L’ambizione dichiarata era molto più ampia: trasformare circa duecento metri di via Flavio Stilicone in un nuovo centro di aggregazione per Don Bosco.
Gli interventi annunciati comprendevano:
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panchine e tavolini;
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tavoli da ping-pong in muratura;
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una fontanella;
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nuove alberature e potatura di quelle esistenti;
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potenziamento dell’illuminazione;
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sistemazione dei lampioni;
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percorsi accessibili alle persone non vedenti;
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mappe tattili agli accessi;
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videocamere di sorveglianza;
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uno spazio destinato agli eventi del quartiere.
L’opera avrebbe dovuto promuovere la mobilità pedonale, favorire la socialità, sostenere il commercio, creare nuove opportunità occupazionali e contribuire a contrastare degrado e attività illegali.
La visione, almeno sulla carta, era condivisibile: sottrarre uno spazio alle automobili e restituirlo ai cittadini.
Il problema è ciò che sarebbe dovuto accadere dopo.
Una pedonale non è automaticamente rigenerazione urbana
Pedonalizzare significa modificare la mobilità. Rigenerare significa modificare la qualità della vita.
La differenza è sostanziale.
Una pedonale diventa un luogo urbano quando è frequentata durante l’intera giornata, dispone di attività economiche aperte, viene pulita e mantenuta, offre un calendario regolare di iniziative ed è percepita come sicura anche nelle ore serali.
Se mancano queste condizioni, la strada può rimanere formalmente pedonale senza diventare realmente attrattiva.
La chiusura alle automobili rappresentava dunque il punto di partenza, non il risultato finale. Via Flavio Stilicone avrebbe avuto bisogno di una regia stabile, di un piano commerciale, di una programmazione culturale e di un presidio continuativo.
È proprio su questa fase successiva che l’intervento sembra avere mostrato i propri limiti.
Le lamentele dei residenti e i fatti di cronaca
Negli anni successivi alla realizzazione dell’opera, residenti e cronache locali hanno continuato a segnalare criticità riguardanti via Flavio Stilicone e il vicino quartiere Don Bosco.
Le lamentele hanno riguardato soprattutto:
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manutenzione e pulizia non sempre adeguate;
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arredi urbani percepiti come poco curati;
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presenza di locali chiusi o scarsamente valorizzati;
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insufficiente animazione commerciale e culturale;
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carenza di un presidio continuativo;
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insicurezza percepita, soprattutto nelle ore serali;
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distanza tra le promesse iniziali e l’utilizzo quotidiano dello spazio.
Nel gennaio 2026 una cronaca locale ha raccontato un nuovo episodio di violenza avvenuto in via Stilicone, raccogliendo la preoccupazione di alcuni residenti. Le responsabilità individuali relative ai singoli fatti spettano naturalmente alle autorità competenti e non possono essere attribuite alla presenza della pedonale.
Il dato politicamente rilevante è un altro: proprio nella strada che avrebbe dovuto contribuire a rafforzare il controllo sociale e la sicurezza urbana, una parte della popolazione continua a esprimere paura e sfiducia.
Le percezioni dei residenti non costituiscono da sole una misurazione tecnica. Non possono però essere liquidate come semplici impressioni: rappresentano uno degli indicatori con cui valutare il funzionamento reale di uno spazio pubblico.
Se un luogo viene formalmente riqualificato ma continua a essere percepito come trascurato o insicuro, la rigenerazione non può dirsi compiuta.
Il problema dei locali commerciali viene da lontano
Le difficoltà di via Flavio Stilicone precedono la realizzazione della pedonale.
Già nel 2015 il Corriere della Sera riportava le denunce dei residenti relative a numerosi locali commerciali di proprietà dell’INPS trasformati senza titolo in abitazioni. Secondo quanto riferito all’epoca, alcuni cittadini collegavano quelle occupazioni a fenomeni di spaccio, prostituzione e insicurezza.
La pedonalizzazione avrebbe dovuto contribuire anche a superare questa situazione.
Una strada riqualificata avrebbe potuto rendere più attrattivi i locali, favorirne la regolare utilizzazione e riportare attività economiche nei negozi con le saracinesche abbassate.
Ma una nuova pavimentazione non può risolvere, da sola, problemi immobiliari, amministrativi e sociali accumulati per anni.
Serviva un’azione coordinata tra Roma Capitale, Municipio VII, INPS, forze dell’ordine, commercianti e associazioni del territorio. Non soltanto per recuperare gli immobili, ma per assegnare loro funzioni capaci di sostenere la pedonale: negozi di vicinato, botteghe artigiane, servizi, attività culturali, iniziative sociali e spazi per giovani imprese.
Senza intervenire sugli immobili affacciati sulla strada, il progetto urbano è inevitabilmente rimasto incompleto.
Il vero errore: finanziare l’opera senza garantire la gestione
La vicenda di via Flavio Stilicone evidenzia un problema frequente nelle politiche urbane romane: si trovano le risorse per realizzare le opere, ma non sempre si costruisce un modello stabile per gestirle.
Una pedonale non può vivere soltanto durante le inaugurazioni o in occasione di qualche evento. Ha bisogno di manutenzione, controllo, iniziative e attività economiche per tutti i dodici mesi dell’anno.
Nel caso di via Stilicone non appare pubblicamente riconoscibile una regia unica responsabile del funzionamento complessivo dell’area.
Chi deve occuparsi della programmazione degli eventi? Chi verifica lo stato degli arredi e dell’illuminazione? Chi controlla che le videocamere annunciate siano installate e operative? Chi coordina il recupero dei locali chiusi? Chi misura la soddisfazione di residenti e commercianti?
Quando queste responsabilità sono frammentate, il rischio è che l’amministrazione consideri concluso un progetto nel momento in cui termina il cantiere.
Ma la città comincia proprio quando il cantiere finisce.
Oltre 418 mila euro: conosciamo la spesa, non i risultati
Il costo dell’intervento è pubblico e preciso: 418.121,71 euro.
Molto meno chiari sono i risultati prodotti.
Per valutare seriamente l’efficacia dell’investimento sarebbe necessario conoscere:
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il numero dei locali vuoti prima e dopo la pedonalizzazione;
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le nuove attività commerciali insediate;
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l’andamento dei passaggi pedonali;
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il numero degli eventi organizzati ogni anno;
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i costi sostenuti per la manutenzione;
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lo stato delle videocamere e degli impianti di illuminazione;
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l’andamento delle segnalazioni e degli interventi delle forze dell’ordine;
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la percezione di sicurezza di residenti e commercianti.
Sono indicatori elementari per qualsiasi valutazione di impatto urbano.
In assenza di una rendicontazione pubblica basata sui risultati, Roma conosce quanto è stato speso per trasformare fisicamente la strada, ma non quanto valore economico e sociale sia stato effettivamente generato.
Un progetto può essere contabilmente concluso e urbanisticamente incompiuto.
La pedonale non va cancellata: va completata
Considerare via Flavio Stilicone un’occasione persa non significa sostenere che la pedonalizzazione sia stata inutile o che debba essere eliminata.
Restituire spazio ai pedoni in un quartiere densamente abitato resta una scelta urbanistica potenzialmente valida. Tornare semplicemente alle automobili non risolverebbe i problemi di commercio, sicurezza e degrado.
Occorre invece completare la trasformazione iniziata.
La pedonale potrebbe ancora diventare una vera centralità urbana attraverso:
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una manutenzione straordinaria dello spazio;
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un’illuminazione più efficace;
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la verifica e il potenziamento della videosorveglianza;
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il recupero dei locali inutilizzati;
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incentivi temporanei per nuove attività commerciali;
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un calendario annuale di eventi;
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mercati tematici e iniziative culturali di qualità;
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attività dedicate a bambini, anziani e famiglie;
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un patto di collaborazione con residenti e commercianti;
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una rilevazione periodica dei risultati raggiunti.
Non servono necessariamente nuove opere costose. Serve soprattutto una gestione quotidiana, visibile e verificabile.
Da opera pubblica a luogo urbano
Via Flavio Stilicone è oggi il simbolo di una trasformazione rimasta a metà.
La pedonalizzazione ha modificato fisicamente la strada, ma non sembra aver prodotto pienamente il rilancio commerciale, la continuità di utilizzo e la percezione di sicurezza indicati tra gli obiettivi originari.
L’occasione non è definitivamente perduta. Lo diventerà se l’amministrazione continuerà a considerare sufficiente l’esistenza della pavimentazione senza interrogarsi sulla vita reale dello spazio.
La rigenerazione urbana non consiste nell’eliminare le automobili e collocare qualche arredo. Consiste nel creare luoghi frequentati, economicamente vivi, mantenuti e sicuri.
Via Flavio Stilicone non ha bisogno di una seconda inaugurazione. Ha bisogno che venga finalmente attuato il progetto urbano promesso ai cittadini.
Tre domande alla politica
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Quali opere annunciate risultano oggi effettivamente presenti e funzionanti? Il Municipio VII dovrebbe rendere pubblico lo stato di illuminazione, videocamere, arredi, alberature, fontanella, accessibilità e manutenzione dell’area.
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Quali risultati ha prodotto l’investimento di 418.121,71 euro? Roma Capitale dispone di dati su locali riaperti, nuove imprese, eventi organizzati, frequentazione, sicurezza e soddisfazione dei residenti?
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Esiste un piano operativo per completare la rigenerazione? In caso affermativo, quali sono risorse, soggetti responsabili e scadenze per il rilancio commerciale e sociale della pedonale?
Roma Economia Urbana raccoglie segnalazioni documentate, testimonianze e immagini relative allo stato dell’area pedonale. Residenti e commercianti possono contattare la redazione scrivendo a info@romaeconomiaurbana.it.